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LA VENDEMMIA FRA STORIA, LAVORO E CELEBRAZIONE

 

Il termine vendemmia deriva dalle parole latine vinum = vino e demĕre = raccogliere, levare: letteralmente, “raccogliere il vino”, una volta che l’uva giunge a maturazione.

 

Mi sono soffermato a pensare a questo fatto curioso, in quanto non esiste per nessuna altra “raccolta” (di frutta, verdure, cereali, fiori ecc.) un termine dedicato, coniato apposta per indicare una specifica attività umana agricola. E questo fa riflettere.                                                                                                                      

Ci fa pensare a quanto, sin dalla notte dei tempi, la cultura contadina abbia tenuto in considerazione la vigna, l’uva e la sua trasformazione in vino; a quanto questo rito si sia trasmesso nei secoli integro sino a noi, donne e uomini moderni, abitanti di città ormai lontani dalla campagna e dai suoi ritmi, dettati dalle stagioni e dal tempo meteorologico.

 

VENDEMMIARE IN ITALIA

La Vendemmia è l’unica raccolta in Italia la cui data di inizio e di termine è regolamentata per legge dallo Stato e dalle Regioni, nelle quali viene effettuata con tempistiche, modi e tradizioni diverse. Non esiste, infatti, una sola vendemmia, bensì numerose e differenti, in base alla regione geografica, alla morfologia del terreno, alle tradizioni, al clima, alla varietà dell’uva, alla produzione di uva da vino o da mensa, e così via.

Tutte le vendemmie, però, dal nord della Valle d’Aosta all’isola di Pantelleria, sono accomunate dalla fatica fisica e mentale, dalla voglia di fare e dallo stato d’animo del vignaiolo, diviso tra l’ottimismo dell’esperienza e il pragmatismo di chi lavora tutto l’anno con il clima.  

Un tempo il lavoro della vendemmia era solo manuale, mentre oggi in quasi tutte le regioni d’Italia, dove le condizioni di pendenza e dimensioni del vigneto lo permettono, si utilizzano le macchine vendemmiatrici semoventi, oppure trainate da trattrici.

Oggi la vendemmia è un’operazione di raccolta che avviene con tempistiche precise, dettate da un controllo delle varie fasi della maturazione tramite analisi e degustazione dell’uva, necessità produttive e previsioni meteorologiche, inserendosi in un processo (che va dalla gestione della cantina alla vendita, alla gestione dei clienti, fino alle visite in cantina) che non rallenta o si blocca, bensì la ingloba.

Al tempo stesso, è il periodo più importante nella produzione, perché in 15-20 giorni si decide il presente e il futuro di un vino.

 

LA VENDEMMIA COME CELEBRAZIONE CORALE

Ogni volta che sentiamo parlare di vendemmia, viene spontaneo pensare a un’atmosfera di festa, di condivisione, un momento magico in cui si condensano lavoro e fatiche di un intero anno in poche settimane di lavoro: ed è proprio così che la viviamo, in vigna.

Questo sentimento di letizia, questa sensazione di far parte di qualcosa, di “tifare” in coro per la buona riuscita della raccolta, pervade tutti, anche persone lontane dal mondo agricolo o del vino.

Così ci si ritrova tutti, ogni anno in questo periodo, tra la metà di agosto e la metà di ottobre, a parlare di vendemmia: facciamo previsioni, disquisiamo sull’annata abbondante o meno, sull’andamento climatico, sulla pioggia o sul sole.

È una circostanza fantastica da osservare, in quanto forse solo un altro argomento popolare come lo sport può riuscire a generare abbondanti pareri in ognuno di noi. Tutti abbiamo conoscenti, parenti, amici, amici di amici o solo ricordi o aneddoti del papà, della mamma, del nonno, dello zio, legati alla vendemmia. E questo dà l’idea della “potenza del messaggio”, di questa attività agricola, della raccolta di un frutto maturo elevato a rito pagano con la trasformazione dell’uva in vino.

Allora, i pensieri si liberano e mischiandosi con un po’ di melanconia “di tempi ormai lontani”, si immagina l’aia di una cascina, la pigiatura fatta con i piedi nudi nella bigoncia di legno posta sul carro, e tutto intorno un clima di festa, di preparazione alla cena, di canti corali e del successivo meritato riposo.

 

IL RITO QUOTIDIANO E IL RITO DELLA RACCOLTA

Anche se non sempre è così, ormai, la vendemmia conserva comunque tratti che la rendono un vero e proprio rito: come il ritrovo al mattino con i vendemmiatori, durante il quale ognuno prende la propria “cavagna” e tira fuori i forbicioni, e la partenza verso la vigna, a piedi e non.

La vendemmia si fa ad agosto, quando si inizia presto al mattino e si sta fermi nelle ore centrali della giornata perché la terra asciutta emana davvero troppo calore; ma la si fa anche quelle mattine in cui ci si barda coperti come fosse inverno e poi, piano piano, il sole arriva a riscaldare. Vendemmia è anche quell’aria pungente che accompagna l’inizio della giornata. La si fa anche con gli stivali nel fango e gli occhiali appannati da una pioggerellina fine fine, così che, una volta finita la vigna, ci si avvii verso casa prima che inizi a piovere di nuovo.

La vigna, ovviamente, richiede lavoro tutto l’anno e ogni giorno ci si ritrova al mattino nel cortile dell’azienda; ma è solo in vendemmia che questo appuntamento diventa un “rito nel rito”, perché la vendemmia è qualcosa che vive a sé: un mondo a parte, che unisce con uno spirito diverso tutti i lavoratori. Che siano parenti, amici o dipendenti, sono tutti sinceramente felici di far parte di questo decisivo momento.

Credo che la convivialità del mondo del vino parta proprio dalla condivisione delle gioie e delle fatiche di questo evento.

Vendemmia è stare fino a mezzanotte in cantina a pigiare.

Vendemmia è mangiare sotto un albero in una vigna, o sul trattore, guidando il rimorchio.

La natura non aspetta, quando l’uva va “staccata”, va staccata. E se il clima ci mette del suo, i tempi diventano ancora più stretti e tutti si adoperano per dare il loro massimo e fare in tempo. E infine, alla sera, quando – come sempre – nonostante le difficoltà, sei riuscito a fare tutto, un sorriso non può che stamparsi sul tuo volto: è in quell’attimo che capisci che sei felice e onorato di essere un viticoltore.