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CLIMA E NIZZA DOCG: CAMBIAMENTI IN ATTO E PROSPETTIVE FUTURE

 

Ormai è radicato nelle nostre menti: parlare di meteo significa affrontare il tema del cambiamento del clima in atto e il fatto che le temperature medie della Terra siano - un po’ ovunque - in rialzo sensibile anche di 2-3 gradi oltre media.

In meteorologia, la media fa sempre riferimento ai 30 anni precedenti: oggi, nel 2021, ci raffrontiamo con il trentennio 1981-2010, quindi a un periodo molto vicino e praticamente insignificante in rapporto all'età del nostro pianeta.

Eppure le differenze sono sensibili, troppo sensibili soprattutto per l'Italia che, meteorologicamente parlando, è un hot spot in tema di innalzamento delle temperature: si tratta infatti di una delle zone del pianeta dove si sono registrati e saranno registrati gli incrementi maggiori.

In questa sede, prenderemo in esame le condizioni meteo del Sud Piemonte riferite alla zona del Nizza docg e correlate con le esigenze climatiche di un vitigno esigente come la barbera.
 

 

 

VITIGNO BARBERA E INNALZAMENTO DELLE TEMPERATURE

Il barbera ha bisogno di molte ore di luce e di una elevata sommatoria termica per raggiungere la maturazione ottimale; è per questo che Nizza Monferrato e le sue colline circostanti ne sono la culla, grazie anche a un’altitudine moderata e a un’orografia che la rendono una delle zone più calde del sud Piemonte.

Il riscaldamento climatico ci sta consegnando Barbera di eccellenti qualità (perché - ricordiamolo - il Nizza è 100% uve barbera!) Anche perché l’uva riesce ad arrivare ogni anno alla maturazione ottimale; cosa che un tempo (anche solo trent’anni fa) era più difficile che accadesse a causa di estati meno calde e soprattutto da un mese di settembre freddo e piovoso: era infatti normale raccogliere uve barbera acide, non perfettamente mature, che di conseguenza si trasformavano in vini difficili, non equilibrati, diluiti e “scorbutici”.

 

GLI EFFETTI DEL VENTO MARINO SULLE TEMPERATURE

L’incremento delle temperature è di certo sotto gli occhi di tutti: ma se dicessimo che sulle nostre colline fa "meno caldo" che in passato?

Ovviamente ci stiamo riferendo alla percezione della temperatura, un tempo più marcata quando a dominare la scena era l'Anticiclone delle Azzorre, con la sua classica disposizione sui paralleli che dava vita a una circolazione da ovest a est, con aria stagnante nei bassi strati ed UR (umidità relativa) molto più alte.

Il cambio del clima sulla nostra zona ha portato alle nostre latitudini la circolazione delle masse d'aria in primavera-estate prettamente da sud, con molte sortite degli Anticicloni africani.

Questo comporta un'attivazione maggiore dei venti meridionali: il cosiddetto “Marino”, un tempo confinato alle prime 2-3 settimane di primavera.

Questo vento nasce - come il nome suggerisce - sul mare, da cui trascina molta umidità che poi perde, valicando e scendendo gli Appennini; quando raggiunge le nostre colline è estremamente secco e, di conseguenza, tende ad abbassare notevolmente la sensazione di calore, soprattutto nel settore sud dove il Marino è maggiormente presente grazie alla maggiore quota delle colline.

In queste zone il Marino influenza moltissimo anche le precipitazioni, soprattutto durante il periodo vegetativo della pianta, perché evita la condensazione delle masse d'aria e impedisce la formazione delle correnti ascensionali che vanno a formare la struttura temporalesca.

 

Al tempo stesso, questa costante ventilazione aumenta la evapotraspirazione per cui bisogna cercare di pacciamare il suolo (ovvero ricoprirlo) con lo sfalcio delle erbe infestanti per proteggerlo dall'influenza diretta del vento.

 

INFLUENZA DEL CLIMA SULLA VENDEMMIA 2021

L'annata 2021 si incastra perfettamente in questo quadro, anche se caratterizzata da una primavera fredda e piovosa, con un evento di forte gelata a metà aprile che ha provocato danni ai vigneti al di sotto dei 250m slm.

Dal mese di giugno le temperature si sono alzate, tanto da renderlo il 3° giugno più caldo in assoluto. L'estate è trascorsa con pochissime piogge, con il record di quasi zero precipitazioni per il settore sud.

Al contrario delle ultime annate, la vendemmia non è stata precoce perché la fredda primavera ha spostato in avanti tutto il ciclo della vite.

Settembre caldo e asciutto, con un’importante pioggia nell'ultimo weekend del mese, ci ha consegnato uve estremamente ricche, perfettamente mature con PH bassi e ottime acidità.

Molti hanno associato l'annata corrente alla 2017, ma c’è una differenza sostanziale: nella 2021 la vite non ha sofferto troppo gli stress idrici, grazie alle due abbondanti nevicate del 2 e del 16 dicembre 2020, che hanno apportato sufficiente acqua anche negli strati più profondi del terreno.

Come curiosità e sfruttando il lavoro di mio padre Pasquale Morino, viticoltore che ha annotato per anni i dati climatici vissuti durante il suo lavoro in vigna, con i due grafici intendo sintetizzare l'influenza del global warming sulla data della vendemmia, che tende ad anticipare; cosa che la rende l'apripista a tutta una serie di cambiamenti che possiamo osservare negli ultimi 15-20 anni all'interno dell'acino di barbera e poi di conseguenza nel vino:

  • maggiore accumulo di zuccheri;
  • aumento della sintesi dei polifenoli, soprattutto della Malvidina (che concorre in modo principale al colore del vino) e aumento della concentrazione degli stessi a causa della dimensione minore degli acini;
  • buccia molto più spessa con conseguente possibilità di allungare la macerazione durante la fermentazione alcolica.
  • diminuzione dell'acido malico, per cui è molto più facile svolgere la malolattica;
  • maggiore stabilità matabolica dell'acido tartarico, che ci aiuta a produrre vini estremamente freschi e verticali nonostante il caldo.

 

GLI STRUMENTI DEI VIGNAIOLI CONTRO IL CAMBIAMENTO DEL CLIMA

I vignaioli hanno diverse frecce al loro arco per cercare di difendersi dal cambiamento climatico: alcune sono scelte immediate e altre comportano cambiamenti strutturali che hanno bisogno di decenni per essere applicati. Chiediamo scusa se qualche espressione che segue risulterà un po’ ostica in quanto molto tecnica!

 

 

 

 

 

Nel breve periodo è possibile, ad esempio:

  • pacciamare il suolo con erbe spontanee al fini di limitare l'azione del vento e del sole;
  • aumentare la frazione organica e di conseguenza l'attività microbica del suolo al fine di aumentare la ritenzione idrica del terreno;
  • cambiare la gestione della chioma evitando sfogliature o cimature troppo invasive (proteggendo quindi le uve dall'eccessiva esposizione al sole);
  • usare prodotti come zeolite, chabasite o caolino per diminuire l'entità delle radiazioni dei raggi solari (le foglie, pertanto, trattengono meno calore).

Sul lungo periodo, invece:

  • scegliere un portainnesto più idoneo al nuovo clima e più resistente alla siccità, come quelli che derivano dall’incrocio con la vite rupestris;
  • aumentare il sesto d’impianto;
  • cambiare la forma di allevamento a favore di quelle che proteggono maggiormente i grappoli come, ad esempio, la pergola trentina;
  • irrigare;
  • ove possibile, scegliere un orientamento dei filari per intercettare meno i raggi solari.

 

Questi sono piccoli e grandi accorgimenti che ogni vignaiolo può mettere in gioco per limitare gli effetti del cambiamento del clima, ma non per annullarne l’impatto che è in atto e che continuerà, anche se domani dovessimo ottenere tutti 0 emissioni di CO2.

I meteorologi di tutto il mondo stanno cercando, attraverso modelli matematici, di prevedere temperature e scenari futuri. Tutte le previsioni vanno nella stessa direzione, e prevedono un aumento medio di 2.5 - 3 gradi centigradi da qui alla fine del secolo, fino al modello americano che ne prevede addirittura 5 in più.

Il periodo storico in cui viviamo ci pone dinanzi a grosse sfide: di certo, per noi che abbiamo vissuto in vigna questi ultimi 15-20 anni, sarà curioso assistere ai cambiamenti che ci aspettano per i prossimi vent’anni.

 

Gianluca Morino