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LA NEVE: UN REGALO DAL CIELO CHE FA BENE ALLA VIGNA

 

Siamo a fine gennaio: i vini nuovi della vendemmia appena conclusa sono in cantina, i primi travasi sono stati completati e iniziano un riposo che durerà qualche mese. In questo lasso di tempo, le temperature dei vasi vinari si abbasseranno a mano a mano, per facilitare i naturali fenomeni d’illimpidimento.

Quest’anno è venuta a trovarci un’amica speciale, che fa risplendere le nostre colline di luce e calore: la Dama Bianca, la neve.

Così abbondante, non arrivava da un po’: è apparsa ai primi di dicembre ed è tornata diverse volte durante il mese di gennaio.

 

FIOCCHI DI NEVE E TRADIZIONE: L’ATTESA IN CAMPAGNA

Un tempo, i “vecchi” della collina aspettavano la neve come si aspetta una cara amica che da molto tempo non passa a trovarci, e si preparavano in modo da non farsi sorprendere.

Per prima cosa, ultimavano in fretta le potature degli alberi da frutta e ornamentali, soprattutto per evitare che i rami più grossi, sotto il suo peso, potessero cedere.

Si ritiravano poi i vasi di fiori; i grandi vasi di oleandri, rosmarini, salvie, si avvolgevano con cannicciati e teli in modo da proteggerli.

Si “coibentavano” tutti i rubinetti esterni e le prese d’acqua, con cassette di legno riempite di segatura a protezione dal gelo.

Si metteva poi al coperto, sotto le tettoie e accatastata in ordine, la legna tagliata in autunno, da usare poi nelle stufe in casa per scaldarsi.

Si preparavano le speciali “pale in legno” da usare per liberare il marciapiede e per creare piccoli camminamenti di collegamento tra l’abitazione, la stalla, il pollaio e la cantina.

La si attendeva con una frenesia che si avvertiva in tutte le cascine, la neve, quasi approntando una festa solo per lei.

Si scrutava tutte le sere l’orizzonte, “assaggiando” l’aria come cani da tartufi, occhi e naso al cielo alla ricerca di un qualcosa, di un segno, di un indizio rivelatore, del suo arrivo.

I vecchi, che possedevano l’esperienza degli anni, dalla stalla (il posto più caldo della cascina in inverno, grazie alla presenza degli animali) si lanciavano in oracoli sul giorno, sull’ora esatta addirittura, della nevicata: a seconda che stesse spirando il Marein il vento del mare, o la Tramuntan-na, il vento della montagna.

E poi, della neve, c’è l’odore.

Quell’odore che non si riesce a descrivere, ma che impari a conoscere da bambino, e poi per tutta la tua vita non dimentichi mai più.

Quell’odore che ti dava subito gioia e rappresentava per noi bambini una sola cosa: puro divertimento.

Se la nevicata era abbondante, si stava a casa da scuola e poi tutto il giorno sulla slitta, su e giù in mezzo alle vigne a madirè, a “maturare” al freddo, intirizziti e gelati, a mangiare la neve con lo zucchero.


I BENEFICI DELLA NEVE PER TERRENO E PIANTE

La neve è amica dei contadini, della terra, della vigna, della campagna. Da sempre.

Questi microscopici cristalli si depositano sul terreno, sulle vigne, sulle case e sulle piante, avvolgendo tutto con un candido mantello bianco.

Lei sola può apportare volumi di acqua elevatissimi alla terra senza provocare frane o smottamenti o, peggio ancora, alluvioni.

La neve si scioglie lentamente, e questo permette al terreno di assorbire a poco a poco l’acqua, idratando tutti gli strati di cui è composto: da quelli più superficiali a quelli più in profondità; in questo modo, grazie alla particolare composizione del terreno di collina, ricca di argille e marne, si crea una scorta di acqua importante a disposizione delle radici delle piante, sino all’arrivo dell’estate.

Inoltre, si ricaricheranno così anche pozzi e falde acquifere, da cui attingono gli acquedotti.

La parte di acqua in esubero non trattenuta dal terreno, lentamente scorrerà nei fossi e nelle “bialere”, fossati più grandi, sino ai torrenti; e via via ai fiumi e poi sino al mare, per chiudere insieme alle piogge il prezioso ciclo dell’acqua.

La neve ha poi una funzione di volano termico sul terreno: funziona come una coperta.

Un detto popolare diffuso nelle civiltà contadine, dice: “sotto la neve c’è il pane”: questo perché il suo manto crea uno strato protettivo tra l’aria freddissima e il terreno sottostante, impedendo che questo geli in profondità; così i germogli del grano non soccomberanno all’inverno, e potranno dare vita a una nuova spiga.

Allo stesso modo, la neve rallenta sino a bloccare le attività di erbe, funghi, muffe e tutta la microflora presente, mettendo il terreno a riposo per qualche mese.

Mantenendo un microclima freddo, essa permette alle piante una pausa metabolica necessaria, prima di rigenerarsi con il nuovo ciclo vitale della primavera; inoltre, crea un effetto di riflessione della luce solare, diminuendo il riscaldamento del terreno in modo da mantenere un microclima freddo all’esterno, ma con temperature miti al suo interno.

La presenza della neve sulle piante e sulle viti forma uno strato protettivo (quando le temperature lo permettono) che, avvolgendo tutti gli steli, li protegge dal gelo dei periodi più freddi con temperature sotto zero.

Oltre a ciò (non me ne vogliano le persone che devono guidare con la neve), non possiamo negare che il paesaggio innevato contribuisca a creare un’aria di festa e panorami mozzafiato in collina; cosa più importante, è necessaria affinché le nostre vigne del Nizza mantengano un ottimo stato metabolico e vegetativo, e ci restituiscano grappoli di eccellente qualità, che si tradurranno - infine - in grandi Nizza Docg.