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Rassegna stampa
Il vino è il suo territorio e io aiuto ad esprimerlo

CLAUDIO DACASTO, 37 anni, di Agliano, produttore e consulente enologo «I wine lovers di oggi sono una grande risorsa che non va delusa»

Caudio Dacasto è uno di quegli enologi che sin da subito ha «sposato» la filo-sofia del Nizza docg. Poco più di 37 anni è nato ad Agliano Terme, in una famiglia di vi-gnaioli, ed è cresciuto tra filari e cantina. Ha un azienda di famiglia, la Duilio Dacasto, ma passa più tempo a fare il consulente enologico che il produttore in senso dassico. Consulenze per tutto il Piemonte passando dalla Barbera al Timorasso. Dai vitigni autoctoni a quelli internazionali con una docg nel cuore: quella del Nizza.
«Il vino è tante cose; tutte concentrate in una bottiglia. Il mio lavoro non è solo cercare di ottenere il meglio da una vigna. Dall'uva. È capire cosa possa esprimere quella vigna rispettando lo stile di chi mi commissiona il lavoro. 11 Nizza è la prova provante che un vino è prima di tutto territorio». «I wine lovers di oggi sono una risorsa che non va delusa. Amano il vino, adorano le storie che il vino può raccontare. Sanno leggere nel calice la vigna che genera quel succo. Se non rispettiamo loro, non amiamo vino e vigne». Tutto parte da li. Un viaggio a ritroso dal calice alla vigna. «Non esisterà mai uno standard Dacasto. Un modo di interpretare il Nizza, il vino in generale, da riprodurre cantina dopo cantina. Ho avuto un maestro molto saggio: Beppe Rattazzo. Uno di quegli enologi che come Giuliano Noè (padre del Nizza docg ndr) quando incontrano un produttore lo fanno in vigneto. Solo dopo in ufficio». La sua generazione ha visto, e vissuto, tutta la genesi del Nizza docg. «Quando è naia ha radunato le migliori eccellenze enologiche del Sud Astigiano. Noi giovanissimi guardavamo a tutto questo affascinati- indica-. Prima sottozona della Barbera e poi denominazione a se. Indipendente, ma sempre consapevole di quel cordone ombelicale che la lega al vitigno». Ora il suo obiettivo, consulenza dopo consulenza, è trovare le sfumature del Nizza e valorizzarle. «Abbiamo cru interessantissimi. Ci sono colline che esprimono "fragola", altre "ciliegia". Alcune più longeve ed altre immediate. Io traduco le potenzialità. I modi di essere tanto del vigneto quanto del vignaiolo». La meta è chiara: «Affinare anno dopo anno, vendemmia dopo vendemmiai caratteri distintivi di un territorio senza mai cadere nell'imitazione - conclude -. Ci stiamo riuscendo. Uno dei nostri segreti, uso il plurale perché il lavoro è del gruppo, è la condivisione. Ogni anno tutti i produttori del Nizza assaggiano tutti i Nizza alla cieca. Ne nasce una scheda di valutazione anonima. Tutti esprimono un'opinione su ogni etichetta. Un gruppo che si consiglia e si spalleggia è un gruppo che vuole arrivare lontano. Tutti assieme cercando di non lasciare nessuno solo».